“La crisi? La combatto con la qualità”: la ricetta di Luca Ferrarini l’imprenditore dei prosciutti ospite di Mediocredito

Luca Ferrarini, presidente della Spa di famiglia, è stato protagonista degli “Incontri con imprenditori di successo” di Mediocredito. “Non vendiamo prosciutti, ma qualità”, dice l’imprenditore, che ne fa di cotti e di crudi, e pure parmigiano reggiano. “Si può comprare tutto, ma non la terra, che quando finisce non ce n’è più. Il futuro? Peggio di così non può andare, quindi possiamo solo risalire. Ma ci salviamo solo con la responsabilità, da parte di tutti”

“La crisi? La combatto con la qualità”: la ricetta di Luca Ferrarini l’imprenditore dei prosciutti ospite di Mediocredito

da sinistra il direttore Leopoldo Scarpa, Luca Ferrarini e il vicedirettore Diego Pelizzari

Sarà l’agroalimentare a trainare la ripresa? Luca Ferrarini, al vertice della nota azienda emiliana,  è convinto di sì. Ospite di Mediocredito del Trentino Alto Adige per parlare della sua esperienza e delle “ricette” per uscire dalla crisi, il “re” dei prosciutti non si è sottratto alle sollecitazioni di Marco Martinelli, responsabile della filiale di Bologna.

“La terra ci salverà, la terra non tradisce. Facciamo 150 forme al giorno di parmigiano reggiano, ma ci sarebbe mercato per il doppio. Abbiamo comprato anni fa duemila ettari di terra, e in mezzo ci facciamo vivere  cinquemila mucche, che ci danno 60 tonnellate di latte al giorno. Il nostro parmigiano costa un euro in più della media, ma la gente lo compra perché è buono. Come avete fatto voi in Trentino con Melinda, un vero miracolo”. La produzione di formaggio è solo una parte dell’”impero” familiare dei Ferrarini, un secolo di storia tutta centrata sull’agroalimentare. Si producono prosciutto cotto, crudo di Parma, parmigiano reggiano. Prodotti che vengono dalla terra.

Oggi l’azienda sviluppata da papà Lauro, cavaliere del lavoro, è diventata un gruppo internazionale portato avanti da cinque fratelli, tutti impegnati nella gestione. 350 milioni di fatturato, 1.000 dipendenti in Italia nei tre stabilimenti di produzione, altri 300 all’estero nelle 10 sedi in tutto il mondo. Sede a Rivaltella, nell’Emilia al centro del mondo dell’industria agroalimentare.

“Siamo persone normali che fanno il proprio mestiere con responsabilità e senso del dovere. La qualità non è una opzione, è una ragione di sopravvivenza”, afferma l’imprenditore.  “Abbiamo sempre creduto in ciò che facciamo, e siamo stati premiati. Ma l’agricoltura da sola non è abbastanza, al massimo si riesce a far girare i soldi. L’industria della trasformazione dà il valore aggiunto necessario per crescere. Crediamo nei piccoli supermercati e nei negozi specializzati perché sanno valorizzare il prodotto di qualità. Sono i 60mila negozi di prossimità, gestiti spesso da famiglie, competenti e radicati sul territorio la spina dorsale della distribuzione in Italia. Negli anni Ottanta erano 70 mila e molti pronosticavano a breve la loro fine. Oggi sono 10 mila di meno, e resistono molto meglio degli ipermercati”.

Sul futuro Ferrarini mostra scetticismo nei riguardi della classe politica di governo, "speriamo che facciano qualcosa di più concreto, finora si è sentito molto e visto poco", e più fiducia nel mercato: "c’è spazio per chi affronta il mercato con responsabilità. La crisi dei consumi c’è ancora, ma i prodotti sostanziali hanno tenuto. Sta meglio chi riesce ad esportare.

Il ruolo delle banche? Ho notato una ripresa dei crediti a medio termine. Bene, dai Mediocrediti ci aspettiamo molto, perché quel tipo di finanziamento ci consente di concentrarci sul nostro lavoro senza l’assillo della quotidianità. Così possiamo pianificare meglio".

Il direttore di Mediocredito del Trentino Adige Leopoldo  Scarpa è moderatamente ottimista:"da almeno sei mesi nel nostro portafoglio non cresce lo stock di crediti deteriorati, crediamo che la crisi stia cambiando segno, ma la domanda di credito ancora langue. Prima della crisi le banche hanno finanziato delle bolle, che poi sono scoppiate e speriamo oggi si siano riassorbite. Rimangono ora imprese malate o convalescenti che vanno aiutate a tornare in salute, ma ci sono molte imprese di successo che hanno superato la crisi e costituiscono il perno per la ripresa"

"I prossimi mesi saranno fondamentali – ha concluso Ferrarini – non ci sono investimenti perché non c’è fiducia nel Paese. E così non si assume nessuno. Servono provvedimenti forti e coraggiosi da parte del Governo. Altrimenti è dura”.

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